E se Nizza diventasse un parco a tema?

Le nouveau 'I Love Nice' placé pas loin du port Lympia.
Le nouveau 'I Love Nice' placé pas loin du port Lympia.

Il celebre “I Love Nice” si è trasferito nella zona del porto, portando con sé i flussi di turisti che, ogni giorno, immortalano il loro soggiorno sulla Costa Azzurra.

Generalmente rivestito dei colori della Francia – blu, bianco, rosso –, il monumento sfoggia ora una decorazione ispirata all’Anno del Mare: meduse, pesci e delfini si sono invitati su questa struttura pop, blu e bianca, che oggi volge le spalle al Mediterraneo.

Mentre nei parchi divertimento europei sono le mascotte a monopolizzare i selfie e l’attenzione dei visitatori, qui, a Nizza, è questo grosso – chiamiamolo, tra virgolette – “monumento” a generare like. Inonda le pubblicazioni su Instagram, Facebook e TikTok, che si tratti dei post di Christian Estrosi o di quelli dei visitatori di passaggio.

Che sia da soli, in coppia, in trio o in gruppo, i turisti sfilano a migliaia, giorno e notte, davanti a questo nuovo pilastro del turismo nizzardo.

V di vittoria, cuori con le dita, braccia alzate, pose conquistatrici… Alcuni scattano persino selfie con la GoPro, come se avessero appena scalato l’Everest. E invece no: qui, l’impresa consiste nell’aver scalato i 15 metri del Rauba-Capeo, arroccato sopra il mare.

Nizza, tra le città più fotografate di Francia

« Areste que ven » (fermata in arrivo). La voce ovattata del tram di Nizza scandisce l’annuncio in nizzardo, come un ultimo baluardo contro l’uniformizzazione. Eppure, in questo vagone climatizzato, gli smartphone sono già in fermento, pronti a catturare l’attimo. Vien da chiedersi: e se questa espressione linguistica fosse l’ultimo sussulto di un’autenticità in pericolo?

Gli aforismi di Ben, l’artista iconoclasta scomparso l’anno scorso, sono esposti a tutte le fermate. « L’arte è inutile, tornate a casa » potrebbe essere un messaggio da prendere alla lettera. Ironia crudele: le sue parole sono diventate un decoro tra gli altri in questo parco divertimenti a cielo aperto. Quanti di questi turisti frettolosi, con il dito sul pulsante di scatto, capiscono di partecipare alla museificazione di ciò che credono di scoprire?

Nizza recita il suo ruolo alla perfezione. Si offre in pasto ai vacanzieri in cerca di esotismo a portata di mano. La Città Vecchia? Un set da cartolina dove gli autoctoni negoziano a caro prezzo la loro sopravvivenza tra due affitti Airbnb. La Promenade des Anglais? Una passerella gigante dove si esibiscono influencer e pensionati facoltosi. La città si è venduta al diavolo di un turismo vorace?

La conclusione è inesorabile: ogni like su Instagram, ogni story geolocalizzata accelera la metamorfosi. Nizza non esiste più. Ha ceduto il posto al suo stesso simulacro, una versione asettica, levigata, pronta per il consumo. Il brand « Nizza Costa Azzurra » prospera sui social, ma a quale prezzo? Quello dell’anima di una città che fu ribelle, canaglia, profondamente mediterranea – e che oggi aspira a essere il gioiello francese della Dolce Vita all’italiana.

Nizza attraverso i social media: rotta verso la Disneylandizzazione

Il dato è sorprendente. Tutto diventa magia, tutto diventa prodotto da consumare. Dai ciottoli della Promenade – peraltro identici a quelli del litorale fino a Sanremo – fino alla cucina: i prodotti locali soccombono sotto le pubblicità di indirizzi per cookie, pasta o sushi. Perché Nizza deve accontentare il mondo intero, quindi tutti i palati. Capitale mondiale del cibo? Sui social, decine di influencer d’aqui (di qui) si contendono gli indirizzi da suggerire ai locali… e ai visitatori.

Nella Città Vecchia come sulla collina del Castello, questi stessi influencer e turisti catturano l’attimo, sommerso dai filtri, per una Nizza eternamente perfetta, eternamente soleggiata. Riquier, Saint-Roch, Libé, Vauban, Nizza Ovest? Assenti dai radar. Gli occhi sono incollati agli schermi, alle live su Facebook o WhatsApp – « Guardate dove sono! » risuona in loop.

Quale città viene veramente assaporata? Dietro l’ossessione di farsi immortalare davanti all’I Love Nice – questo monumento diventato simbolo della « Disneylandizzazione » (questa trasformazione dei luoghi in set asettici, calibrati per il turismo di massa) -, i visitatori ripartono con il gusto della pissaladière in bocca… o solo con un telefono strapieno di hashtag, ultime reliquie di un’esperienza urbana ormai ridotta a un parco divertimenti sul Mediterraneo?