Nizza, la tua cultura merita di più di una semplice lucidatura di facciata

Nizza e la sua cultura: uno splendore da reinventare?

Nell’edizione di venerdì 7 marzo, Nice-Matin ci immerge nel cuore di un incontro ai Francescani, nel Vieux-Nice, dove gli attori culturali locali hanno incrociato le spade con le istituzioni municipali. Di fronte al sindaco Christian Estrosi, queste voci hanno tentato di delineare i contorni di una politica culturale nizzarda spesso lodata, a volte criticata. Se dei punti d’intesa sono emersi, le divergenze hanno risuonato con forza, sollevando una domanda lancinante: Nizza sa davvero far risplendere la sua cultura, o si accontenta di lucidarne la superficie?

L’attore Jonathan Gensburger ha cristallizzato questo malessere leggendo una lettera aperta del sindacato francese della cultura. «Signor sindaco, siamo preoccupati», ha dichiarato. «Preoccupati da questa politica culturale che rincorre il prestigio, il dinamismo, ma soprattutto il ritorno sull’investimento». Parole pesanti, soprattutto se si osserva la Costa Azzurra con sguardo esterno. A poche miglia, Cuneo, città piemontese gemellata con Nizza, offre un contrappunto straordinario: una cultura aperta al mondo, dove storia e arte si fondono con un’audacia che Nizza sembra talvolta esitare ad abbracciare.

Una politica culturale in chiaroscuro

A Nizza, le iniziative culturali oscillano tra bagliori promettenti e ombre perplesse. Prendiamo le recenti mostre. Quella dedicata a Vivian Maier al Musée de la Photographie divide: se l’opera di questa artista, riscoperta da un pubblico urbano e connesso, affascina per il suo sguardo sull’America degli anni 1950-1970, alcuni la considerano una scelta troppo prudente, quasi timorosa rispetto a proposte più audaci che fioriscono in Europa. All’opposto, la mostra Berthe Morisot à Nice. Escales impressionnistes, organizzata nel 2024 al Musée des Beaux-Arts in partnership con il Palazzo Ducale di Genova, ha offerto un contrasto sorprendente. In occasione dei 150 anni dell’impressionismo, circa 178 opere delle collezioni del Musée d’Orsay erano state prestate ed esposte in 34 musei in Francia. Pur modesta nell’entità, questa mostra ha brillato per rigore e respiro transfrontaliero, incarnando un’ambizione culturale di cui Nizza potrebbe vantarsi maggiormente.

Ma le scelte municipali non si limitano alle pareti espositive. L’Hôtel du Couvent, gioiello del XVII secolo nel Vieux-Nice, incarna un altro dibattito. Trasformato in hotel di lusso da investitori privati, avrebbe potuto – sussurrano alcuni – diventare un vivace polo culturale: spazio per mostre, luogo di riflessione su arte, storia o clima. Presto toccherà all’ex cité marchande de la Buffa à Nice subire una trasformazione – tra l’altro – in hotel di lusso.

Ad Arles, les Rencontres de la Photo trasformano ex aree industriali e chiese sconsacrate in palcoscenici vibranti, attirando ogni anno migliaia di visitatori da tutta Europa. A Bordighera, poco distante, un’ex chiesa anglicana apre le porte ad artisti poco conosciuti. O ancora a Draguignan, dove il Louvre delocalizza una mostra su les jardins et palais d’Orient, i cui curatori sono conservatori del museo parigino.

Nizza, invece, sembra talvolta preferire il lustro alla sostanza. Ad Aix-en-Provence, durante l’estate 2024, una grande mostra in partnership con la Région Sud, Le Figaro, Connaissances des Arts e altri è stata diffusa sul territorio, attraversando diversi dipartimenti della regione. Era dedicata a Jean Daret, peintre du Roi en Provence nel XVII secolo.

Un’iniziativa che Nizza, in collaborazione con la Métropole, la Région, oltre alle regioni Liguria e Piemonte, potrebbe proporre al pubblico. Potrebbe valorizzare il vasto patrimonio barocco – specie quello piemontese – che fiorisce in città e nelle valli a cavallo tra Francia e Italia. O ancora, si potrebbe immaginare un focus sui primitivi nizzardi come Ludovico Brea e i suoi retabli del XVI secolo.

Cuneo, uno specchio teso a Nizza

È qui che Cuneo entra in scena, come uno specchio in cui Nizza potrebbe contemplare i suoi possibili. Con i suoi 55.000 abitanti, incastonata tra Alpi marittime e liguri, Cuneo non punta sul turismo da selfie. Nonostante vie pittoresche, cucina ricca e parchi con vista sulle Alpi, la città scommette soprattutto sulla cultura. Il Complesso Monumentale di San Francesco, ex monastero medievale restaurato, incarna un’ambizione esemplare. Ospita attualmente Il Gran Teatro delle città, mostra dedicata ai vedutisti Canaletto, Van Wittel e Bellotto. Sostenuta dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e dal mecenatismo di Intesa Sanpaolo, l’evento unisce rigore accademico, partnership private e accessibilità. La scenografia, in dialogo con l’architettura storica, dimostra che esigenza e generosità possono coesistere. Nel 2022-2023, I colori della fede a Venezia: Tiziano, Tintoretto, Veronese ha riunito capolavori, grazie a Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo. Progetti eruditi ma aperti illustrano il potenziale delle sinergie istituzionali.

A Nizza, dove le mostre spesso seguano logiche turistiche, sarebbe auspicabile collaborare con istituzioni come il Musée d’Orsay o il Marmottan. Opere di Monet, legate alla Riviera, avrebbero qui un’eco speciale, rafforzando il legame tra territorio e arte. Ciò permetterebbe alla cultura parigina di circolare in luoghi dove domina l’atmosfera festiva di Spritz, Gin Tonic e selfie. Eppure, il potenziale culturale della regione è innegabile. Potrebbe sbocciare unendo attrattiva naturale, offerta culturale arricchita e collaborazioni con altre regioni. Piemonte e Liguria, ad esempio, condividono con Nizza un passato ricco di storia e arte. Tali partnership favorirebbero una circolazione culturale dinamica come quella dei jet privati della jet set, creando un dialogo tra identità azzurra e vicini transfrontalieri.

«L’arte, come sapete, non è redditizia, la cultura non è competitiva», ha ribadito Gensburger. Una verità che Cuneo sembra aver assimilato, mentre Nizza esita. Perché se la città azzurra ha molti asset – un patrimonio denso, musei ricchi come Chéret, Masséna o Matisse, un tessuto associativo vivace – fatica a tessere un racconto culturale duraturo. A Cuneo, cultura alta e interesse generale si intrecciano grazie a una visione a lungo termine e sinergie pubblico-privato. Nizza resta spesso prigioniera di uno splendore event-driven, brillante ma effimero.

Verso un nuovo respiro culturale?

La domanda persiste: Nizza può reinventare il suo legame con la cultura? Con ricchezze artistiche e infrastrutture, ha tutto per diventare un modello, a patto di superare la logica del profitto immediato. Nizza potrebbe trasformarsi in una leva culturale, aprendo porte ad accademici francesi ed europei, offrendo spazi per riportare la cultura al centro della vita locale: luoghi espositivi, caffè letterari, cinema alternativi come il Belmondo su place Garibaldi. Ispirarsi a Cuneo non significa imitare, ma osare un equilibrio audace: unire visibilità internazionale e radicamento locale, ambizione intellettuale e accessibilità. Come ricorda Gensburger, tra «la follia dei potenti reazionari» e «la pauperizzazione galoppante», la cultura non deve essere un privilegio, ma uno strumento di emancipazione. A Nizza la scelta: lucidare la propria immagine o scolpire la propria anima.

Un dialogo da continuare?

Reagendo alle critiche, Christian Estrosi ha ribadito la sua linea. «Io lascio la parola libera, anche a coloro che intervengono su un tema che non è oggetto della riunione di stasera», ha dichiarato, sottolineando che il dibattito deve riguardare Nizza, le sue scelte culturali e realizzazioni. «In fondo, vi ringrazio per ricordare che altrove, in altri luoghi di decisione, non si fa ciò che si fa a Nizza a favore della cultura». Per il sindaco, la cultura sfugge alla «politica politicante» e si inserisce in una dinamica propria della città. Resta il fatto che questo autocompiacimento municipale potrebbe sembrare distante dalle attese di attori culturali alla ricerca di un’ambizione più audace. Tra una politica rivendicata come esemplare e un appello a maggiore innovazione, Nizza si trova a un bivio: mantenere la sua eccezionalità o osare un nuovo respiro?