Mentre il nome della cantante che rappresenterà la Francia all’Eurovision 2025 di Basilea era già noto, è ora il turno dell’Italia di svelare il suo ambasciatore musicale. Questo evento, che si svolgerà il 13, 15 e 17 maggio 2025, non si riduce a una semplice competizione: incarna una ricerca artistica, un confronto di identità e, a volte, uno specchio delle scelte intime che definiscono gli artisti.
Infatti, se il nome del rappresentante italiano avrebbe dovuto essere rivelato durante la finale del 75° Festival di Sanremo, lo scorso 15 febbraio, è stata una decisione inaspettata a segnare questa edizione. Olly, il cantante genovese coronato dalla vittoria, ha scelto di declinare l’onore di rappresentare il suo paese. In una nota commovente pubblicata su Instagram, ha spiegato la sua scelta: “Per me questa decisione è il mio modo di ascoltare me stesso e forse anche il mio contorto modo di dirvi grazie. Qualcuno dirá che sto rinunciando a un sogno, ecco io credo di aver solo scelto di viverlo con i miei tempi.” Queste parole, cariche di profonda introspezione, rivelano un artista alla ricerca di autenticità, che rifiuta di sacrificare il suo legame con il pubblico sull’altare della gloria effimera.
È quindi il suo secondo classificato, Lucio Corsi, 31 anni, originario di Grosseto in Toscana, a portare i colori dell’Italia con la sua canzone “Volevo essere un duro” (Volevo essere un duro). Questo titolo, evocativo di una vulnerabilità dichiarata, sembra riflettere il percorso singolare di questo artista indipendente. Lontano dai riflettori, Lucio Corsi è cresciuto su palcoscenici intimi, plasmando la sua arte nell’ombra prima di conquistare il cuore dell’Italia durante il Festival di Sanremo. La sua presenza sul palco, caratterizzata da una semplicità disarmante, una timidezza trasparente e un’emozione cruda, è riuscita a toccare un’intera nazione.
Lucio Corsi incarna una generazione di artisti che mescolano eredità musicale e modernità. Nato nel 1993, trae ispirazione da un mix eclettico di folk, rock e influenze glam, il tutto sostenuto da una scrittura poetica e immaginifica. Il suo primo album, Altalena Boy (2015), ha segnato l’inizio di un’ascesa artistica che si è affermata con Bestiario Musicale (2017) e Cosa faremo da grandi? (2020). Il suo stile, sia vintage che decisamente contemporaneo, è un omaggio a icone come David Bowie, pur affermando un’identità propria.
Oltre alla musica, Lucio Corsi esplora universi visivi e scenici atipici, collaborando con vari artisti e impegnandosi in progetti pluridisciplinari. Il suo approccio artistico, profondamente introspettivo, mette in discussione le nozioni di vulnerabilità, forza e identità. “Volevo essere un duro” non è solo una canzone: è una dichiarazione, una confessione, un’ode a coloro che osano essere vulnerabili in un mondo che troppo spesso celebra la durezza.
“Volevo essere un duro”: una liberazione attraverso la vulnerabilità
Lucio Corsi, con “Volevo essere un duro”, rompe i codici della musica contemporanea celebrando la fragilità piuttosto che la forza. Lontano dagli stereotipi del “duro” insensibile e invincibile, ammette le sue paure, i suoi fallimenti e i suoi dubbi, trasformando le sue debolezze in una forza liberatoria.
Mentre molti artisti inseguono la gloria e le apparenze, Lucio corre verso se stesso. Rifiuta di interpretare un ruolo che non gli appartiene, preferendo mostrare la sua vulnerabilità con una sincerità rara. “Non sono nato con la faccia da duro”, canta, assumendo pienamente la sua umanità imperfetta.
Questa canzone è un atto di resistenza contro le aspettative sociali e artistiche. Scegliendo di essere autentico piuttosto che impressionante, Lucio Corsi diventa una voce ispiratrice per chi rifiuta di conformarsi. “Volevo essere un duro” non è solo una melodia: è un manifesto per l’accettazione di sé, un invito ad abbracciare chi siamo veramente, senza maschere né paure.
Con questo approccio, Lucio Corsi non rappresenta solo l’Italia all’Eurovision: incarna una ricerca di verità e libertà, ricordando che la vera forza risiede nell’autenticità.
Le parole della canzone
Volevo essere un duro
Che non gli importa del futuro
Un robot, un lottatore di sumo
Uno spaccino in fuga da un cane lupo
Alla stazione di Bolo
Una gallina dalle uova d’oro
Però non sono nessuno
Non sono nato con la faccia da duro
Ho anche paura del buio
Se faccio a botte, le prendo
Così mi truccano gli occhi di nero
Ma non ho mai perso tempo
È lui che mi ha lasciato indietro
“Vivere la vita è un gioco da ragazzi”
Me lo diceva mamma ed io cadevo giù dagli alberi
Quanto è duro il mondo per quelli normali
Che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali
Volevo essere un duro
Che non gli importa del futuro, no
Un robot, medaglia d’oro di sputo
Lo scippatore che t’aspetta nel buio
Il Re di Porta Portese
La gazza ladra che ti ruba la fede
“Vivere la vita è un gioco da ragazzi”
Me lo diceva mamma ed io cadevo giù dagli alberi
Quanto è duro il mondo per quelli normali
Che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali
Volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Cintura bianca di judo
Invece che una stella uno starnuto
I girasoli con gli occhiali mi hanno detto: “Stai attento alla luce”
E che le lune senza buche sono fregature
Perché in fondo è inutile fuggire dalle tue paure
“Vivere la vita è un gioco da ragazzi“
Io, io volevo essere un duro
Però non sono nessuno
Non sono altro che Lucio

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