Immaginate la Promenade des Anglais a Nizza, le sue onde scintillanti, i suoi ciottoli, il suo orizzonte infinito. Ora immaginate che il 70% di questa spiaggia sia privatizzato, recintato, riservato a pochi privilegiati disposti a pagare per un lettino e un ombrellone. Gli accessi al mare sarebbero bloccati da stabilimenti balneari, e voi, semplici passeggiatori o famiglie modeste, sareste costretti a camminare per chilometri per trovare un angolo di spiaggia libero. Questa situazione è già una realtà in Liguria, dove la privatizzazione delle spiagge raggiunge livelli allarmanti.
Amiamo evaderci in Liguria per le nostre vacanze estive. Lontano dal caos della Costa Azzurra, cerchiamo pace, sole e il canto delle onde. Ma dietro questa immagine idilliaca si nasconde una realtà più complessa, quella delle spiagge private e delle questioni sociali che sollevano. Recentemente, Primo Canale, un giornale ligure, ha pubblicato un articolo sulla decisione controversa del consiglio regionale di sospendere fino al 2027 l’obbligo per i comuni di avere il 40% di spiagge libere. Una decisione che fa discutere e che merita di essere analizzata da un punto di vista sociale e progressista.
La sospensione del 40% di spiagge libere: una decisione controversa
Come riporta Primo Canale, in Liguria, 21 comuni su 63 non rispettavano la norma che imponeva il 40% di spiagge libere o liberamente attrezzate. La regione giustifica questa sospensione sostenendo che semplifica le procedure amministrative per i comuni al fine di avviare le gare per le nuove concessioni. Tuttavia, questa decisione è fortemente criticata da Stefano Salvetti, coordinatore nazionale di Mare Libero e presidente regionale di Adiconsum. Egli denuncia una violazione di una legge fondamentale ottenuta nel 2008, che garantiva un accesso equo alle spiagge per tutti i cittadini.
“Le spiagge libere sono un diritto per tutti e appartengono a tutti i cittadini”, ricorda Salvetti, citato da Primo Canale. Secondo lui, questa sospensione favorisce gli stabilimenti balneari a discapito delle spiagge pubbliche, privando così i cittadini di un accesso libero al mare. La regione, da parte sua, afferma che questa misura permetterà di organizzare meglio le nuove concessioni, lasciando comunque la possibilità di estendere le spiagge libere in futuro.
La direttiva Bolkestein e l’immobilismo del governo Meloni
Come sottolinea Primo Canale, la direttiva Bolkestein, adottata dall’Unione Europea nel 2006 e recepita in Italia nel 2010, impone la messa a concorso delle concessioni pubbliche. Nel gennaio 2023, il Consiglio di Stato italiano ha ricordato che qualsiasi proroga delle concessioni senza gara è illegale. Tuttavia, l’Italia è sotto procedura d’infrazione da parte dell’UE per il mancato rispetto di questa direttiva.
In un articolo recente, Il Manifesto rivela che la Commissione Europea ha nuovamente criticato il governo italiano per la mancanza di trasparenza e competitività nell’assegnazione delle concessioni balneari. Bruxelles ha sottolineato che «i ritardi nell’attuazione di procedure di aggiudicazione trasparenti e competitive per queste concessioni, così come la loro mancanza di redditività per le autorità pubbliche, rimangono preoccupanti».
Il governo Meloni, nonostante le promesse, non ha fatto nulla di concreto per risolvere questo problema. Nel febbraio 2023, ha semplicemente rinviato di un anno la scadenza fissata dalla legge sulla concorrenza di Draghi, posticipando le gare al dicembre 2025. Una decisione giudicata illegittima dal Consiglio di Stato.
Le tensioni all’interno della destra italiana
Il Manifesto mette inoltre in luce le divisioni all’interno della coalizione di destra. La Lega, ad esempio, ha tentato di introdurre un emendamento nel decreto coesione per includere il «valore d’impresa» degli stabilimenti balneari negli indennizzi ai concessionari uscenti. Questo emendamento, giudicato incoerente dal Quirinale (presidenza della Repubblica), è stato infine ritirato, ma rivela le tensioni interne e l’immobilismo del governo su questa questione.
Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega, ha annunciato di aver ricevuto «assicurazioni» da parte di Palazzo Chigi (sede del governo) per affrontare l’argomento in un prossimo consiglio dei ministri. Tuttavia, come nota Il Manifesto, «è quello che il governo dice da più di un anno».
Una questione sociale e democratica
La questione delle spiagge private in Liguria, ampiamente trattata da Primo Canale e Il Manifesto, va oltre il semplice contesto estivo. Riguarda questioni sociali, ambientali e democratiche. Le spiagge libere sono un bene comune, uno spazio di libertà e condivisione che deve essere preservato. La destra italiana, al potere, sembra privilegiare gli interessi dei concessionari a discapito dei cittadini. Questa politica, oltre a violare le direttive europee, aumenta le disuguaglianze e limita l’accesso al mare per le popolazioni locali e i turisti.

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