Tra i migliaia di emigrati italiani che hanno trovato una nuova vita sulla Costa Azzurra, spicca una figura emblematica della scena politica italiana degli anni ’80. Celebre per la sua fermezza, il suo passato tumultuoso, la pipa sempre in bocca, anche durante i suoi discorsi, e soprattutto per essere diventato uno dei presidenti della Repubblica più amati, quest’uomo ha segnato la storia d’Italia.
Passeggiando per il quartiere Carabacel, si può imbattere in un cartello che rivela il nome di un passaggio discreto, incastonato tra una facciata maestosa dall’aspetto di palazzi francesi e la folta vegetazione del parco Wilson. La parola “Allée”, che introduce questo nome, ha qualcosa di leggero, quasi aereo. Evoca una passeggiata tranquilla, un percorso in cui si prende il proprio tempo, lontano dal rumore e dalla frenesia. Un’idea di semplicità e serenità, che si adatta stranamente bene allo spirito di colui che questa via onora: un uomo di speranza, ottimismo e convinzioni umaniste.
Si tratta di Sandro Pertini, presidente della Repubblica italiana dal 1978 al 1985, di cui Nizza conserva ancora oggi un vivido ricordo e, senza sorpresa, questa strada porta il suo nome: l’allée Sandro Pertini.
Le radici liguri
Originario di un piccolo villaggio sulle alture di Savona, nasce il 25 settembre 1896. Per tutta la vita manterrà un profondo attaccamento alla sua regione natale, la Liguria, ma anche a Nizza, dove ha vissuto momenti determinanti. È proprio non lontano dalla Costa Azzurra, al liceo Cassini di Sanremo, che ottiene il suo diploma nel 1919, prima di imbarcarsi in un destino che lo porterà alle più alte cariche dello Stato italiano.
Una lotta precoce contro il fascismo
Fin dai suoi inizi, Pertini, membro del Partito Socialista Italiano, si oppone fermamente al regime fascista, il che gli vale violente rappresaglie. Il suo impegno politico gli costa caro: il suo studio legale a Savona viene saccheggiato più volte, e viene picchiato dagli squadristi per aver indossato una cravatta rossa o deposto una corona in omaggio a Giacomo Matteotti, figura socialista assassinata dai fascisti.
Il 22 maggio 1925, Pertini viene arrestato per aver distribuito un pamphlet clandestino, Sotto il barbaro dominio fascista, in cui denuncia le violenze del regime, la complicità della monarchia e la vigliaccheria del Senato. Accusato di “incitamento all’odio di classe”, pubblicazione illegale e oltraggio al Senato, assume pienamente le sue responsabilità durante l’interrogatorio, affermando la sua determinazione a lottare per il socialismo e la libertà, a qualunque costo. Condannato a otto mesi di prigione, riprende la sua lotta appena liberato.
La lotta clandestina a Nizza
Nel novembre 1926, dopo l’attentato fallito contro Mussolini, Pertini viene nuovamente preso di mira. Vittima di un’aggressione che gli frattura il braccio destro, deve fuggire da Savona per Milano. Poco dopo, in applicazione delle leggi fascistissime, viene condannato a cinque anni di confino, la pena massima, per la sua opposizione irriducibile al regime. Questi anni di lotta, segnati dalla violenza e dalla repressione, forgiano in lui una resistenza incrollabile, che lo renderà una delle figure più rispettate dell’Italia del dopoguerra.
Nell’autunno del 1926, per sfuggire all’arresto, Pertini fugge clandestinamente dall’Italia verso la Francia, insieme a Filippo Turati, una figura di spicco del socialismo italiano ed ex deputato. Questa fuga, organizzata da figure antifasciste, avviene in condizioni pericolose. A bordo di una piccola barca partita da Savona, Pertini e Turati attraversano il Mediterraneo di notte per raggiungere Calvi, in Corsica, all’alba. Un’epopea rischiosa che segna un nuovo capitolo nella sua lotta contro il fascismo.

Dopo alcuni mesi passati a Parigi, Pertini si stabilisce definitivamente a Nizza nel febbraio 1927 al 53 di rue Borriglione. Per sopravvivere, fa diversi lavori occasionali: manovale, muratore, imbianchino e persino comparsa in film. Una vita d’esilio modesta, ma che non gli impedisce di diventare una figura centrale tra gli antifascisti italiani rifugiati sulla Costa Azzurra.
A Nizza, Pertini si impegna attivamente nella lotta contro il regime di Mussolini. Partecipa a riunioni della Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo e della Concentrazione Antifascista, moltiplicando scritti e conferenze per denunciare la dittatura.
La sua lotta assume anche una svolta clandestina: nell’aprile 1928, installa una stazione radio segreta in una villa affittata a Èze, vicino a Nizza, per comunicare con i suoi compagni rimasti in Italia. Finanziata dalla vendita di una fattoria di famiglia, questa iniziativa gli vale di essere individuato dalla polizia francese. Condannato a un mese di prigione con la condizionale e a una multa, Pertini continua comunque a resistere, instancabilmente. Questi anni a Nizza non sono privi di scontri. Pertini non esita a venire alle mani con un fascista ligure, il che gli costa una multa di 25 franchi per aver “risolto la disputa” a pugni. Una vita di precarietà, ma anche di coraggio e di lotte, in cui Pertini, tra un colpo di pennello o di cazzuola, prepara già il dopo fascismo.
Il ritorno in Italia e la resistenza
Nel 1929, dopo un ritorno clandestino in Italia, viene arrestato, condannato a undici anni di prigione e poi inviato al confino. Sua madre supplica Mussolini di graziarlo. Lui rifiuta. Per dignità. Per convinzione.
Dico al mio avversario: combatto la tua idea, che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa sempre esprimere liberamente.
Sandro Pertini, presidente della Repubblica
Quando il regime fascista crolla nel 1943, Pertini si immerge nella Resistenza. Combatte i nazisti a Roma, partecipa alla disperata difesa della città. Arrestato dalle SS, condannato a morte, evade nel 1944 e raggiunge Milano, dove diventa uno dei capi della lotta partigiana. Il suo coraggio è incrollabile, il suo impegno totale.
Una figura della ricostruzione e della speranza
Dopo la guerra, Pertini incarna la ricostruzione. Partecipa alla stesura della Costituzione italiana, dirige giornali, si impone come una figura di spicco del Parlamento. Nel 1978, a 82 anni, Sandro Pertini viene eletto presidente della Repubblica. Non è solo una vittoria politica, è un simbolo. In un’epoca in cui l’Italia, ancora segnata dalle cicatrici del fascismo e scossa da tensioni sociali, cerca una direzione, Pertini incarna la speranza di una nazione riconciliata con i suoi valori. È l’uomo che ha passato la vita a combattere, senza sosta, per la libertà, la giustizia e la democrazia. Un resistente, un socialista, ma soprattutto un umanista.
Un presidente vicino al popolo
Quando diventa presidente, rifiuta i privilegi, i fasti del Quirinale (il palazzo presidenziale), le cerimonie ufficiali che lo allontanano dal popolo. Preferisce vivere in una piccola casa di 35 metri quadrati di fronte alla Fontana di Trevi, condividere vacanze modeste a Nizza con la moglie. Lontano dagli ori del potere, rimane fedele ai suoi valori, al suo rifiuto di ogni ostentazione. Pertini è il presidente che stringe le mani per strada, che parla con gli operai, che ascolta i giovani. Un eroe popolare, integro, vicino alla gente. Non ha bisogno di protocollo per toccare i cuori. La sua semplicità, il suo rifiuto dei privilegi, il suo umorismo, lo rendono una figura unica.
Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo in un angolo della terra, lotta per la sua libertà ed è perseguitato perché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.
Sandro Pertini, presidente della Repubblica, 1980
Nizza, luogo di rifugio e di memoria
Sandro Pertini è tornato più volte a Nizza, anche dopo essere diventato presidente della Repubblica. Questi ritorni nella città dove aveva trovato rifugio durante il suo esilio non erano solo viaggi ufficiali, ma anche momenti intimi, carichi di nostalgia. Ritrovava i suoi amici di un tempo, quelli che avevano condiviso le sue lotte e le sue speranze, nello stesso studio del 49 rue Pastorelli, un luogo carico di ricordi. Questi incontri simboleggiavano il suo attaccamento a quel periodo della sua vita, in cui, lontano dagli ori del potere, aveva continuato a lottare per la libertà, circondato da coloro che credevano, come lui, in un mondo più giusto. Nizza non era solo una tappa del suo percorso, era un pezzo della sua storia, un luogo in cui l’uomo pubblico tornava semplicemente ad essere Sandro, tra i suoi.





Sandro Pertini si spegne il 24 febbraio 1990, a 93 anni. Presidente più amato della storia repubblicana italiana, lascia l’eredità di una vita dedicata alla libertà, alla giustizia e alla democrazia. Una figura integra, vicina al popolo, la cui semplicità continua a ispirare.

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