Porta di Torino: quando l’entrata di Nizza celebrava la gloria del re

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La Porte de Turin - © Sourgentin

Augurava buon viaggio ai nizzardi che intraprendevano la strada verso Torino, la capitale, e il benvenuto ai viaggiatori arrivati a Nizza. Si parla ovviamente della Porta di Torino, un monumento emblematico ispirato al modello della Porta Nuova di Torino, eretta lungo la via Nizza. All’epoca, questa maestosa porta si trovava all’ingresso della piazza Vittoria, oggi piazza Garibaldi, ed era stata voluta dal re Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1781, durante la creazione della piazza. Questo spazio di ispirazione tardo barocca rispondeva al piano urbanistico torinese decretato nel 1780 dal sovrano, che ambiva per Nizza a una «piazza regolare a beneficio del decoro, del bene pubblico e del commercio».

Una strada per collegare la capitale al litorale

Sì, perché bisogna sapere che la strada di Torino che conosciamo oggi è un percorso realizzato nel XVII secolo dal duca di Savoia Carlo Emanuele I per collegare la capitale al litorale. Ancora oggi, quando si arriva a Torino, si percorre la via Nizza, che si estende per sei chilometri tra la periferia sud e il centro città, sboccando sulla maestosa piazza Carlo Felice.

Ritorno alle origini della porta

Ma torniamo alla nostra storia. La Porta di Torino era stata commissionata dal re Vittorio Amedeo III nel 1781 e fu inaugurata l’anno successivo all’ingresso della piazza Garibaldi, situata sull’attuale rue de la République. I lavori furono affidati all’architetto del re, Pietro Bonvicini, un collaboratore dell’illustre Antonio Vittone, progettista della chiesa della Misericordia. Bonvicini propose al sovrano una porta ispirata a quella già costruita a Torino: l’idea piacque al re, che diede rapidamente il suo consenso.

Il monumento si ergeva all’incrocio delle attuali vie Barla e Repubblica, in una zona allora chiamata «Lo canton de la Pibola». Il progetto iniziale prevedeva persino l’installazione di un appartamento all’interno della porta, ma questa idea fu presto abbandonata. Austera e sobria dal lato della città, la porta rivelava tutta la sua magnificenza agli arrivanti, ornata di dettagli regali che celebravano la grandezza del re.

La Porta di Torino, di Costa © Sourgentin

Una porta imponente, ma problematica

Con una larghezza di tre metri e un’altezza di dodici metri, la porta appariva imponente per una città allora modesta come Nizza. Tuttavia, i primi problemi non tardarono ad arrivare: il passaggio dei carri era difficile a causa della strettezza del varco. Furono richiesti lavori di ampliamento, ma l’occupazione della città da parte delle truppe rivoluzionarie a partire dal 1792 bloccò queste ambizioni.

La Porta di Torino non aveva grande importanza agli occhi delle forze d’occupazione francesi. Fu solo con la Restaurazione che il monumento riacquistò un certo interesse presso i nizzardi e le istituzioni. Nel 1819, il potere centrale, rappresentato da Torino, propose di installarvi un posto doganale. Tuttavia, dopo discussioni con gli eletti locali, si concluse che la porta era troppo angusta per tale funzione, e fu quindi mantenuto solo un dazio.

Un restauro pieno di colpi di scena

A partire dal 1831, la situazione si complicò ulteriormente. Il consiglio comunale fu informato del degrado avanzato della porta, la cui volta era parzialmente crollata. Mentre un restauro sembrava imminente, i proprietari dei terreni situati fuori dalle mura della città intervennero chiedendo uno spostamento della porta verso l’esterno, sperando così di aumentare il valore delle loro terre. Infine, il consiglio comunale decise di coinvolgere questi proprietari nel finanziamento dei lavori. L’accordo fu unanime: prometteva sia posti di lavoro che una migliore circolazione.

Una modernizzazione ambiziosa ma fallita

Nel 1848, la città affidò all’architetto torinese Giuseppe Vernier, progettista di piazza Massena, il compito di ripensare la porta. Il progetto mirava a modernizzare l’edificio senza però demolirlo completamente. Vernier immaginò un arco di trionfo a tre passaggi, più monumentale, e prevedeva il suo spostamento a 600 metri dalla posizione originale, lungo viale Vittorio (l’attuale rue de la République). Tuttavia, queste ambizioni si scontrarono con la realtà: il progetto, giudicato costoso ed esagerato, si arenò in complicazioni finanziarie e amministrative. Diciotto anni trascorsero tra la decisione iniziale e l’abbandono definitivo del progetto.

La demolizione: una fine senza gloria

Nel gennaio 1849, la demolizione della porta fu affidata a Giovanni Luca Becchi di Sanremo. L’accordo con il comune prevedeva la conservazione dei materiali architettonici – pietre, colonne, marmi e decorazioni – come pezzi di un gigantesco gioco di costruzione messi da parte per eventuali futuri utilizzi. La porta non fu mai ricostruita. Tuttavia, lasciò delle tracce: una targa di marmo in onore di Vittorio Amedeo III è ancora visibile sulla collina del castello, e alcuni blocchi di pietra furono riutilizzati per erigere edifici nei pressi di piazza Garibaldi.

Un vestigio dimenticato, ma la cui storia, ricca di peripezie, continua a risuonare tra i vicoli di Nizza.