Oltre al patrimonio unico della città di Nizza, è fondamentale riscoprire anche le meraviglie legate alla ricca eredità storica e culturale degli antichi Stati di Savoia. Tra queste spicca il Santuario di Vicoforte, un gioiello architettonico piemontese che custodisce un primato straordinario: la più grande cupola ellittica al mondo. Con i suoi numeri impressionanti, la cupola raggiunge un’altezza di 75 metri e vanta un diametro maggiore di oltre 37 metri e uno minore di 25.
La costruzione, iniziata nel ‘500, trovò il suo completamento solo nell ‘800 con l’aggiunta delle tre facciate e dei campanili. Terminata la struttura, ebbe inizio l’ambiziosa fase decorativa: un’impresa che vide molti artisti rinunciare e altri essere ritenuti inadatti.
Situato a Vicoforte, vicino Mondovì, in provincia di Cuneo, il Santuario si erge in un angolo del Piemonte ancora lontano dal turismo di massa, incastonando la sua bellezza in un contesto cittadino suggestivo.

La storia
Le origini del Santuario Regina Montis Regalis affondano nel fervore religioso che, a partire dal XV secolo, portò migliaia di pellegrini a radunarsi attorno al pilone della Vergine, opera di un artista locale. Tra il 1590 e il 1595, un episodio accidentale segnò la storia del pilone: un cacciatore, intento a colpire della selvaggina, lo danneggiò involontariamente. Profondamente scosso, l’uomo decise di appendere il suo archibugio accanto all’immagine sacra – un gesto simbolico, poiché l’arma è tuttora conservata nel Santuario – e si impegnò a promuoverne il restauro. Da quell’episodio nacque una devozione popolare così intensa che, in soli quattro anni, si avviò la costruzione del Santuario.
Il 7 luglio 1596 iniziarono i lavori di costruzione del Santuario sui disegni dell’architetto, Ascanio Vitozzi, voluto da Carlo Emanuele I di Savoia, che mirava a celebrare la grandezza dinastica sabauda e la profonda fede popolare con un’opera “di romana grandezza”. Tuttavia, il Santuario visse una vera rinascita solo nel Settecento, quando l’architetto Francesco Gallo proseguì i lavori, culminando nel 1731 con il completamento della maestosa cupola ellittica. Il Vittozzi morì nel 1615, quando la grande costruzione era stata eretta fino al cornicione, dove avrebbe dovuto essere innestato il tamburo della cupola. Morto anche il duca (che volle essere sepolto nel santuario), a distanza di quindici anni dall’architetto, la costruzione si arrestò del tutto, lasciando l’edificio a lungo tempo scoperto.
Nel 1682, i fedeli rivolsero un nuovo interesse verso la Vergine del Pilone, che venne solennemente incoronata in segno di ringraziamento per la fine della guerra del sale. Tra il 1721 e il 1722, i lavori di costruzione raggiunsero il cornicione superiore e iniziarono i preparativi per l’armatura della cupola. Da quel momento, i lavori ripresero senza il supporto della Casa Savoia, che aveva spostato la propria attenzione sulla costruzione della Basilica di Superga, sulle alture di Torino. Vicoforte assunse così un ruolo esclusivamente religioso.
L’architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo, spronato dal celebre architetto di corte Filippo Juvarra, affrontò la grande impresa a partire dal 1728. Juvarra, giunto da Torino, si trattenne per quattro giorni nel monastero per discutere con Gallo i dettagli del progetto e predisporre il calcolo delle spese e delle strutture necessarie per l’erezione della cupola ellittica.
Su un possente basamento manierista in arenaria venne rapidamente costruito il tamburo, dalle marcate linee barocche, e infine la cupola, completata nel 1732. Alta 75 metri, con un asse maggiore di 37,15 metri e un asse minore di 24,80 metri, la poderosa cupola ellittica progettata da Gallo fu smontata dalle impalcature non senza timori, data l’audacia della sua costruzione. La leggenda narra che fu lo stesso Gallo a rimuovere le impalcature, poiché nessuno credeva che una struttura così innovativa potesse reggere.
Tra il 1731 e il 1752 vennero realizzati gli spettacolari affreschi che ricoprono oltre 6000 metri quadrati, costituendo il più grande ciclo pittorico a tema unico al mondo. Questo “poema pittorico”, opera di Mattia Bortoloni e Felice Biella, rappresenta il tema della Salvezza Divina.
La costruzione dei campanili del Santuario fu oggetto di dibattito sin dall’inizio. Il progetto originale prevedeva quattro torri, ma solo il primo campanile fu realizzato rapidamente su richiesta della Madama Reale, Cristina di Francia, durante la sua visita a Vicoforte nel 1642. Dieci anni dopo furono eretti i due campanili frontali e, per simmetria, anche il quarto, opposto al primo. Fino al 1830, però, quest’ultimo rimase l’unico campanile funzionante.
La questione fu risolta solo nel 1880, quando il Santuario fu dichiarato monumento nazionale e venne indetto un concorso per completare i campanili, a cui partecipò anche Alessandro Antonelli (progettista della Mole Antonellina). I lavori iniziarono nel 1884, con la costruzione di cuspidi barocche elaborate, ispirate alla lanterna che sovrasta la cupola. Tuttavia, per ragioni di stabilità, le cuspidi furono rimosse nel 1906, lasciando i campanili nella loro forma attuale.
Oltre alla salma del duca Carlo Emanuele I, dal 15 dicembre 2017 sono state traslate anche quelle di Elena di Montenegro, seconda regina d’Italia, e, due giorni dopo, quelle del re Vittorio Emanuele III di Savoia, suo consorte. Le spoglie dei sovrani sono rientrate in patria con un volo di Stato: la regina Elena proveniva dal cimitero di Montpellier, dove riposava dal 1952, mentre il re Vittorio Emanuele III da Alessandria d’Egitto, dove era deceduto nel 1947. Il loro ritorno in Italia è stato il risultato di anni di richieste da parte di Casa Savoia al governo italiano.

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