Mentone e Roccabruna: storia della loro annessione al Regno di Sardegna

Re Carlo Alberto di Savoia

Pochi di voi conoscono lo Statuto Albertino, definito come “la legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia Sabauda”, cioè praticamente la Costituzione, promulgato il 4 marzo 1848 dal Re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia. In effetti, da qualche tempo una parte della popolazione, soprattutto la classe liberale e patriottica del Regno di Sardegna, richiedeva al Re una revisione del potere che fino a quel momento era incarnato dal Re in persona. Dopo una serie di pressioni sul monarca, il 4 marzo del 1848, Carlo Alberto firmò la nuova costituzione, che stabiliva una monarchia costituzionale con il re a capo dello Stato e un Parlamento bicamerale, composto dal Senato (nomina regia a vita) e dalla Camera dei Deputati (eletta censitariamente). Garantiva alcune libertà individuali, l’indipendenza della magistratura e riconosceva il cattolicesimo come religione di Stato, pur tollerando altri culti.

La rivoluzione di Mentone e la richiesta di riforme

Il Principe Florestano Grimaldi di Monaco

La notizia della pubblicazione della nuova Carta Costituzionale, che sarebbe stata promulgata nel 1848, provocò nel 1847, precisamente il 4 novembre a Mentone — allora parte integrante del Principato di Monaco — una rivoluzione popolare. Infatti, i mentonaschi vennero a sapere della nuova costituzione e il popolo chiese al Governatore Generale di trasmettere al Principe Florestano la richiesta di applicare le riforme in vigore nella Sardegna e ridurre i diritti doganali.

La festa a Mentone e la proposta d’acquisto del Principato di Monaco

Inoltre, per le celebrazioni del Re di Sardegna, il 2 ottobre, un mese prima, si organizzò a Mentone una grande festa: il busto del sovrano fu acclamato dalla popolazione. Florestano, che si trovava a Parigi, tornò rapidamente a Monaco, ma declinò l’incontro con una delegazione proveniente da Mentone. Intanto nel territorio di Mentone erano stati inviati dei carabinieri sardi per dare sostegno alla popolazione. Secondo quanto riportato nel libro di Guy Sampiero Nos Souverains Savoyards, il Re Carlo Alberto avanzò l’idea di comprare il Principato di Monaco per sei milioni di franchi. Infatti, sempre stando al libro, il re disse al suo ministro: “Vu notre nouvel état des choses, nous ne pouvons pas prendre une attitude comme jadis et plus la Principauté se désorganisera, plus nous y gagnerons (…) nous devons ménager des populations que nous avons le plus immense intérêt à avoir pour nous.”

La risposta di Florestano e la creazione di un nuovo governo

Di fronte a queste pressioni, il principe Florestano donò alla popolazione una nuova forma di governo, quindi la creazione di un Consiglio di Stato formato da dodici membri (la metà nominata dal sovrano e l’altra dagli elettori; i membri sarebbero quindi stati 6 eletti dal sovrano e gli altri tre sarebbero arrivati da: 4 da Monaco, 3 da Mentone e uno da Roccabruna). La giustizia sarebbe rimasta nelle mani del principe. Questo progetto del 12 febbraio del 1848 non piacque alla popolazione e le proteste continuarono fino al respingimento delle forze del Principe, che venivano a sostituire i soldati sardi precedentemente stanziati. I mentonaschi costituirono un governo provvisorio di 35 membri e una guardia civica al comando di Carlo Trenca. Il principe ereditario Carlo, duca di Valentinois, venne designato come amministratore generale del Principato da suo padre. La scissione dal Principato di Monaco, proclamata il 21 marzo, avvenne proprio il giorno dopo i tentativi di dialogo con Carlo Trenca, il principale leader del partito sardo. Mentone e Roccabruna si proclamarono Città Libere e indipendenti sotto il protettorato del Re di Sardegna. Nelle due città venne issata la bandiera verde, bianca e rossa, con due mani intrecciate al centro e la dicitura: “Mentone e Rocca Bruna Città Libere”. Dieci giorni più tardi, un reparto della guarnigione sabauda di Nizza varcò il confine delle Città Libere.

La bandiera delle Città Libere di Mentone e Roccabruna

La proclamazione delle Città Libere e l’annessione al Regno di Sardegna

Il 30 aprile, lo Statuto Albertino venne proclamato nelle città di Mentone e Roccabruna, che si dotarono di un Gran Consiglio. Inoltre, vennero istituiti due distinti consigli comunali, con altrettanti sindaci separati. Il 28 maggio, i Grimaldi furono esiliati dalle Città Libere, un atto che segnò la fine del loro dominio su Mentone e Roccabruna. Nonostante le resistenze di Florestano, il Gran Consiglio optò per l’annessione al Regno di Sardegna, inviando una delegazione guidata da Carlo Trenca a Torino per eseguire il decreto.

L’annessione definitiva: l’ultimo passaggio del processo

Per quanto concerne l’acquisto del Principato di Monaco, Carlo Alberto di Savoia non riuscì a concludere l’accordo, in quanto la somma richiesta per l’acquisizione da parte dello Stato Sardo era stata considerata troppo onerosa. Il 1° maggio 1849 si giunse alla conclusione del processo con un prebiscito che sancì l’ingresso delle due città nel Regno di Sardegna, formalizzando definitivamente la loro annessione. Ancora oggi sul bastione di Mentone è visibile lo stemma dei Grimaldi inciso nella pietra.