Nizza entra nel Ducato di Savoia

Una disputa tra cugini

La storia della dedizione inizia nel 1373, quando Giovanna I, Regina di Napoli e Contessa di Provenza, senza discendenza, designò come erede il cugino Carlo, Duca di Durazzo. Nel 1380, cambiò idea e adottò come erede Luigi I, Duca d’Angiò, fratello del Re di Francia Carlo V.

Di conseguenza, Carlo, duca di Durazzo (futuro Carlo III, Re di Napoli) invase i territori del Regno di Napoli uccidendo Giovanna I il 22 maggio 1382. Le truppe dei due schieramenti (Carlo e Luigi) si scontrarono poi in Provenza in un lungo conflitto: quelle furono le guerre di Aix. Dopo la morte dei due uomini, il conflitto continuò, sostenuto dalle loro mogli in qualità di reggenti dei figli minori.

La Provenza fu così divisa: Marsiglia dalla parte degli Angioini di Francia e Aix-en-Provence dalla parte dei Durazzo. Nizza, come la maggior parte delle città e dei territori, era favorevole ai Durazzo, mentre la nobiltà preferiva gli Angioini. A questi problemi si aggiunse lo scisma d’Occidente: gli Angioini erano fedeli all’anti Papa di Avignone Clemente VII, mentre i Durazzo erano fedeli al Papa di Roma Urbano VI.

Nel 1387, a seguito di un cambiamento di situazioni, Aix si alleò con gli Angioini, lasciando ai Durazzo una piccola minoranza di sostenitori a loro servizio. Inaspettatamente, i territori situati a est del Var, ossia quelli del Contado di Nizza, si trovarono soli di fronte alla minaccia dei sostenitori Angioini, ora numerosi grazie ai vantaggi sostanziali generosamente distribuiti dalla casa d’Angiò.

Ladislao di Durazzo, Re di Napoli, cacciato dalla capitale a seguito di una rivolta, si rivelò incapace di aiutare i suoi sostenitori (diversi nobili dell’entroterra nizzardo avevano reso omaggio a Luigi II d’Angiò).

La richiesta di aiuto

All’inizio del 1388, Giorgio di Marle, senescalco di Luigi II, concentrò le sue truppe intorno a Nizza per invaderla. Gli eletti locali inviarono allora una delegazione presso la corte di Ladislao di Durazzo a Napoli per chiedere aiuto.

La risposta fu che il Re di Napoli non poteva aiutarli e che quindi erano autorizzati a affidarsi a chiunque desiderassero per proteggersi, a condizione che quella persona non fosse un avversario dei Durazzo. Al ritorno della delegazione, fu deciso di scegliere come protettore il conte Amedeo VII di Savoia, che aveva segretamente lavorato per essere scelto. Come riportato nel libro *”Nos souvrains Savoyards”*, il conte di Beuil, di fronte alla minaccia di un’invasione Angioina, proclamò:

“Se vogliamo avere un buon signore e stare sotto uno dei migliori signori, prendiamoci il conte di Savoia che è il nostro vicino, e che è potente per difenderci da tutti i nostri nemici”. A queste parole tutti si accordarono e inviarono il loro ambasciatore presso il Conte.

Infatti, Jean Grimaldi di Beuil, senescalco di Provenza di Carlo III di Durazzo, capo di fatto della Provenza “durazziana”, aveva considerevolmente ampliato i suoi possedimenti annettendo i feudi dei suoi vicini pro-angiovini espulsi dai loro territori. Inoltre, si era avvicinato da qualche tempo al conte di Savoia per proteggere le sue acquisizioni quando la guerra gli sarebbe diventata sfavorevole. Non appena ricevette la delegazione nizzarda, il Conte Rosso Amedeo VII si diresse verso Nizza, vedendo l’occasione di aprire i suoi possedimenti grazie a uno sbocco marittimo sulla Mediterraneo.

Dall’arrivo del Duca a Nizza alla dedizione

Amedeo VII arrivò all’abbazia di San Pons con i suoi soldati il 27 settembre. Il Consiglio dei Quaranta allora incaricò i quattro sindaci delegati del Gran Consiglio (Consiglio dei Quaranta): Giraudo Roccamaura, Antonio Blasio, Luigi Talon e Giovanni Tagliaferro di chiedere la protezione del Conte Rosso. Il giorno successivo, il 28 settembre, l’Atto di Dedizione fu redatto davanti a un notaio, con la controparte che il Conte di Savoia si impegnava a governare e proteggere Nizza e il suo vicariato.

L’atto riservava al re Ladislao di Napoli la possibilità di riprendere il territorio nei tre anni successivi a condizione di rimborsare al Conte di Savoia tutte le spese che avrebbe sostenuto nell’esercizio delle sue funzioni. In caso di mancato rimborso, la cessione sarebbe diventata definitiva e gli abitanti avrebbero dovuto rendere omaggio e fedeltà alla Savoia.

Il Duca confermò quindi Jean Grimaldi come Gran Senescalco e possessore delle terre di Beuil. Tre anni dopo, il re Ladislao non riuscì a rimborsare le spese di difesa al Conte di Savoia, comportando così la cessione definitiva del Contado di Nizza alla Casa di Savoia fino al 1860.

Analisi della dedizione:

Analizzando il testo della Dedizione come lo compongono i suoi articoli, si trova quanto segue:

19. Il conte si impegna a scacciare dai loro domini, per via di conquista o di scambio, i conti di Vintimille, signori di Tenda e della Briga, al fine di garantire la libertà di comunicazione tra Nizza e il Piemonte.

La questione evocata nell’articolo 19 sarà risolta sotto i regni di Emanuele Filiberto di Savoia e di suo figlio Carlo Emanuele I, con l’annessione del comitato di Tenda, e quindi della Briga, ai possedimenti sabaudi.

31. Alla scadenza dei tre anni, se il re Ladislao non potrà rimborsare il conte, Nizza e il suo vicariato faranno atto di omaggio e di fedeltà al suddetto conte.
32. Il conte dovrà allora confermare alla città e al vicariato di Nizza tutti i privilegi che erano stati loro concessi dalla regina Giovanna e dai re Carlo e Ladislao.

Queste due clausole permettono di rendersi conto che Nizza già in epoca angioina godeva di una certa autonomia amministrativa all’interno dei possedimenti angioini. Durante i tre anni di protezione e successivamente, il Duca doveva mantenere i privilegi stabiliti dagli Angioini.